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Red Planet, la storia (1993 - 2004) Red planet, the history (1993 - 2004) - molven
mario marino: il suono dentro l'immaginario elettronico
background

Red Planet, la storia (1993 – 2004)


Red Planet: dalla trasmissione radio, al collettivo che organizza eventi di promozione della nuova scena musicale elettronica

Tutto ebbe inizio con le prime straordinarie uscite discografiche di etichette musicali che hanno segnato le tappe fondamentali degli inizi: dalle inglesi WARP e RISING HIGH alla belga R&S/APOLLO, dalle tedesche FORCE INC/MILLE PLATEAUX e FAX+049, all’italiana NATURE. Autori quali Aphex Twin, Autechre, Black Dog, LFO, Orbital, Orb, 808 State, Cabaret Voltaire, Air Liquide, Atom Heart, e molti altri.. rappresentano le origini di un percorso che ovviamente ha dei legami con suoni elettronici precedenti (Kraftwerk solo per fare il nome più noto), ma che comunque segna il passaggio verso un qualcosa di nuovo, un punto di stacco tra un prima e un dopo. Per comprendere meglio questo passaggio più di qualsiasi altra descrizione può l’ascolto dei seguenti esempi. Prima: Clock DVA, Front242, Meat Beat Manifesto (fino all’album “99%”), ecc.. Dopo: LFO: “Frequencies”, Autechre: “incunabula”, Future Sound of London: “accelerator”, 808 State: “newbuild”, solo per fare qualche esempio.. Il suono in questo passaggio modifica la propria struttura e si innesta con l’House music e il versante “ipnotico” della techno (all’epoca si chiamava “trance”, ma questo termine successivamente per qualche strano motivo verrà progressivamente abbandonato). Poi in un percorso articolato e complesso si innesta nuovamente con le strutture compositive dell’elettronica delle origini ma con ritmiche complesse, frammentate e ovviamente suoni del tutto rinnovati, visto il rapidissimo avvicendarsi sul mercato di strumenti elettronici sempre più potenti (il computer sarà la rivoluzione “finale”). Arrivano gli esperimenti di Aphex Twin, Autechre, Squarepusher che danno vita ad uno dei filoni più importanti e significativi dell’elettronica anni ’90: l’”IDM” (un termine un po’ maldestro con cui intorno al 1993-94, è stata
definita certa elettronica “impegnata”, significa: Intelligent Dance Music, e nasce dalla serie di raccolte “Artificial Itelligence” della warp records, per distinguere queste produzioni da certa techno “stupida”)..
Dall’entusiasmo per questi ascolti nasce la nostra attività di promozione e diffusione dei nuovi suoni elettronici nel nostro territorio, con un progetto denominato “Red Planet” che aveva inizialmente la sola forma di trasmissione radiofonica. Dalle frequenze della storica emittente padovana Radio Sherwood ogni giovedi pomeriggio tra il 1993 e il 1997 abbiamo dato vita ad un punto di incontro per tutti gli appassionati sulla scia dei pionieri che ci hanno preceduto. “Nocturnal Emission”, la storica trasmissione radio condotta da due “mostri sacri” di questo ambito musicale (Mirco Salvadori e Massimo Caner), già esisteva da tempo e tracciava in un certo senso la linea nella quale ci muovevamo allora un po’ tutti.
Red Planet 1a puntata – Settembre 1993
Il progetto Red Planet si è arricchito di molti contributi e di collaborazioni nuove, divenendo dapprima “spazio trasversale”, una sorta di contenitore radiofonico dove l’informazione musicale andava insieme a tematiche varie affrontate di volta in volta con discussioni, approfondimenti e interventi telefonici in diretta. E successivamente vera e propria “crew” di appassionati di musica elettronica intenzionati a diffondere attraverso attività nel nostro territorio anche gli aspetti culturali legati a quello stesso immaginario da cui attingeva la nostra passione per la musica elettronica. Abbiamo organizzato incontri, dibattiti, approfondimenti radiofonici su temi musicali e aspetti culturali ad essi legati. E abbiamo avuto la possibilità di confrontarci all’interno di questi spazi di discussione con musicisti, appassionati di musica, teorici, liberi pensatori. Tra essi: Alberto Campo caporedattore dello storico mensile “Rumore”, Sergio Messina ideatore del noto progetto “Radiogladio”, impegnato oggi come allora nella diffusione della musica come libero scambio; Gino dal Soler e Alberto Marchisio autori del libro “Trance and Drones, mappe delle musiche più visionarie di fine millennio”.
Erano anni di grande fermento culturale a Padova e la città offriva una grande varietà di iniziative musicali e culturali legate alla vivace comunità studentesca costituita in gran parte da studenti fuori sede. In questo contesto anche il feedback con gli ascoltatori era molto buono, in una fase storica in cui quel tipo di suoni erano una novità e si stavano lentamente e con un certo ritardo diffondendo nella nostra zona. Nel giro di 2 o 3 anni il progetto si è arricchito di nuove collaborazioni e abbiamo iniziato una intensa attività di iniziative dal vivo, dj-set, live-set, concerti. Alcuni esempi di grossi nomi che hanno girato negli spazi musicali di red planet, tra i quali i Clock DVA nel 1993, Zen Paradox e Lumukanda (Nova Zembla records) nel 1994, Trascendental Love Machine (“Hydrogen Dukebox”) nel 1994, Richard D. James (aka Aphex Twin) nel 1995, e molti altri..
I “rave-party”, che nelle zone d’origine già erano fenomeno consolidato, si stavano diffondendo anche dalle nostre parti e noi ne riconoscevamo l’importanza soprattutto su un piano artistico e creativo ma anche politico, dando vita ad una serie di eventi in stretta collaborazione con il circuito dei centri sociali all’interno del quale in Italia all’epoca si muovevano le migliori idee e le iniziative più originali (in particolare la Cayenna di Feltre vero e proprio punto di riferimento culturale della nostra zona tra il 1992 e il 1999). Il nostro intento era quello di valorizzare gli elementi più significativi del fenomeno, primo fra tutti la qualità dei suoni che dovevano essere rigorosamente selezionati ma anche volevamo dare un nostro contributo alle tematiche che quella nuova modalità di socializzazione, molto controversa, stava aprendo. Ci siamo trovati così al centro di un vivacissimo dibattito nato all’interno dei centri sociali della nostra zona sulle tematiche espresse da Hakim Bey nel suo libro “T.A.Z., zone temporaneamente autonome”.
La caratteristica distintiva e da tutti riconosciuta dei nostri party continua ad essere un insieme di elementi che si alimentano e si rimandano tra loro e che hanno nella qualità dei suoni e nella ricerca musicale i propri tratti centrali. Un lungo percorso di ricerca sul suono che deriva dirattamente dal progetto originario della trasmissione radio, rende le nostre esperienze dal vivo qualcosa di differente rispetto ai canonici rave party che imperversavano all’epoca. Anche le persone che si avvicinano a noi come dj o come semplici appassionati di musica elettronica passano in qualche modo attraverso una sorta di “selezione naturale” che fa da filtro rispetto al grande numero di soggetti che all’epoca si avvicinavano al fenomeno spinti più dai suoi aspetti esteriori (e deteriori) legati allo sballo e alle sostanze che venivano consumate durante le feste. Una parte della comunità “ravers”, haimè soprattutto nostrana commista con certa estetica punk residuale, viveva a nostro modo di vedere, una sorta di “rovesciamento di senso” del rave-party: la musica per loro era più che altro il supporto per le sostanza che consumavano all’interno del rave. Per noi al contrario c’era la musica (e gli altri aspetti artistici, dai visuals alle installazioni..) al centro dell’evento e per questo motivo doveva essere la migliore in circolazione, quella su cui innestare la nostra ricerca di suoni a cavallo tra ritmiche “battute” e suoni ipnotici, tra 4/4 e frammentazioni ritmiche, tra techno e ambient. E una volta che la musica era collocata al centro dell’evento, non c’era ovviamente nessun moralismo nei confronti di chi viveva l’eperienza delle sostanze psicoattive come supporto all’esperienza dell’ascolto. La fascinazione per i suoni elettronici e l’immaginario da cui essa proveniva, era vissuta come aspetto fondamentale del fenomeno, solo da una parte del popolo dei ravers, quella con cui a noi interessava creare uno scambio e un’interazione. Su queste basi si innesta tutta una serie altri aspetti culturali che abbiamo trattato organizzando dibattiti, trasmissioni radiofoniche, banchetti con materiale informativo di non facile reperibilità: il Cyberpunk, corrente letteraria vicina a quello stesso immaginario tecnologico da cui attingono gli appassionati di musica elettronica come noi; la cultura Hacker, come filosofia di riferimento nell’approccio agli strumenti per produrre musica (il vero musicista elettronico è uno “smanettone” dei propri strumenti, come lo è l’Hacker nei confronti dei computer, ne fa un uso “creativo” e non canonico).
Tra il 1994 e il 1997, in quello che molti appassionati dell’epoca ricorderanno come un vero e proprio appuntamento fisso di tutti i cultori del genere, ogni primo sabato del mese, presso La Riva di Valrovina, vicino a Bassano del Grappa, Red Planet trasferisce tutta la propria energia in un progetto dal vivo caratterizzato da live-set, dj-set e installazioni video. In un terreno fertile come quello che si creò allora, il nostro organico si arricchisce di molte nuove collaborazioni, dj, musicisti, semplici appassionati di musica, entrano in questo profiquo scambio di idee e di energie.
Nel gennaio 1997 organizziamo uno degli eventi più importanti della nostra storia in collaborazione con altre associazioni veneziane, tra le quali “Tecnopolis”: il “Controcarnevale di Venezia” con la partecipazione di Georges Lapassade, docente di Scienza dell’educazione all’Università di Parigi, figura attorno alla quale si è sviluppato un importante dibattito sugli stati modificati di coscienza e sui nuovi riti di transe metropolitano.
Un fenomeno globale che abbiamo cercato di alimentare diffondendo nella nostra zona quegli aspetti a nostro giudizio più significativi e densi di possibili sviluppi futuri (per una cronologia indicativa vedi: http://www.laverna.net/events.php).
Mentre nel frattempo alcuni musicisti tra i nostri preferiti iniziavano a sviluppare sul terreno pratico
le prime esperienze musicali legate al rifiuto del diritto d’autore inteso come coryright, ossia fondamentalmente come divieto. Era l’epoca dell’esplosione del fenomeno dei campionatori come strumento musicale assolutamente nuovo, che poneva novità sul modo di fare musica ma anche che rimetteva in discussione il concetto di tutela del diritto d’autore: non era più un accostamento di note a formare un “motivo” definito ad essere tutelato dal copyright quanto invece la lunghezza di un campione.. Ma qual’era la lunghezza consentita di un campionamento? Ovviamente il concetto di copyright stava già vacillando sul terreno pratico prima ancora di qualsiasi possibile revisione delle regole.. Nasce una nutrita schiera di artisti che fa del campionamento la propria forma d’arte. Siamo nel pieno degli anni ’90, James Lavelle fonda la Mo’Wax per la quale nel 1996 esce “endtroducing” di Dj Shadow e i Dj Food danno vita alla memorabile Ninja Tune; solo per fare gli esempi più conosciuti di un filone che fa del campionamento la sua tecnica fondamentale e che a tutt’oggi vanta molti estimatori come sottogenere elettronico: il “trip-hop”. Sempre nella prima meta dei ’90 alcuni grandi nomi che si rifacevano al filone storico dell’elettronica tedesca, tra i quali gli iperprolifici nonché da noi amatissimi Uwe Schmidt (aka Atom Heart, Lassigue bendthaus) e Lars Müller (aka X jacks, Victor Sol) danno vita ad uno dei primi tentativi di costruire una tutela legale per chi fa del campionamento la propria pratica musicale. Il MACOS (Musicains Against Copyright of Samples) si basava sull’idea di creare una banca dati di campioni liberamente scambiati tra i membri della comunità (vedi: http://www.icomm.ca/macos/italiano_macosmain.html).