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Laverna.net, la storia - molven
mario marino: il suono dentro l'immaginario elettronico
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Laverna.net, la storia

La nascita della netlabel LAVERNA.NET nel 2004: le origini e il progetto
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  1. Il 2004 è stato l’anno della svolta. E’ esploso a livello internazionale il fenomeno delle “net-label”, vere e proprie etichette discografiche virtuali che offrono file sotto forma di file (mp3, ogg vorbis o altri formati) liberamente scaricabili. Esse alimentano il proprio catalogo attraverso l’attività libera e gratuita di musicisti che in questo modo hanno la possibilità di dare ampia diffusione al proprio lavoro. L’elemento che ha determinato questo fenomeno è la nascita negli Stati Uniti di una forma di tutela legale dei diritti d’autore più modulare e flessibile del tradizionale “copyright”, ormai inadeguato ai nuovi mezzi tecnologici. Queste licenze, denominate “Creative Commons”, consentono di “scaricare” da internet, duplicare e diffondere un brano musicle, mantenendo nello stesso tempo la tutela del diritto d’autore.
    Se nella prima fase del fenomeno netlabel si sentiva ancora in modo netto la differenza di qualità musicale rispetto alle produzioni “normali”, stampate su disco, negli ultimi mesi la qualità delle proposte anche in ambito dance-house è cresciuta in modo impressionante, dando vita a fenomeni che stanno infiammando il web quali i “blog mp3”, le “netlabel charts” i “podcast” (in qualche modo l’evoluzione delle “web-radio”).
    In un percorso come quello della Red Planet Community che da sempre si riconosceva in pratiche no-profit, dalla diffusione dei suoni elettronici di qualità al rifiuto del copyright, risulta evidente che la netlabel come punto di raccolta e diffusione libera di musica in formato digitale, rappresenta in qualche modo l’evoluzione naturale del nostro progetto. L’approccio con la Rete tende a valorizzare tutte le sue potenzialità e in particolare la bidirezionalità dello scambio di informazioni.
  2. Appena presi coscienza di quanto stava avvenendo, delle straordinarie potenzialità di un modo di diffondere i suoni e costruire collaborativamente percorsi musicali, aprii un sito web ed iniziai a mettere dentro interi pezzi del mio percorso musicale. Tuttavia dopo aver fatto questo mi resi conto che il valore dell’operazione era puramente di documentazione storica, non trascurabile, ma ben al di sotto delle potenzialità che offriva lo strumento. Pensai allora che il vero valore aggiunto, il senso di tutto il progetto, fosse in realtà nella dimensione “collaborativa”, che infatti rimane il tratto centrale ancora oggi. Il percorso si alimenta quotidianamente della collaborazione di più persone e, pur mantenendo una linea artistica di riferimento come deve essere per un’etichetta, i contenuti prendono forma da un lavoro comune. Ecco che allora la parte documentativa diviene solo una voce del menu del sito (“eventi“) più rivolta alla documentazione storica degli eventi prodotti e il cuore diventano le pubblicazioni periodiche di “release” liberamente scaricabili, che nascono inizialmente da contatti locali. La prima fase della label sostanzialmente la caratterizza come una sorta di contenitore di suoni raccolti in base al nostro gusto ma fondamentalmente legati alla scena elettronica locale (il Veneto). Qui il suono non è ancora ben definito e la linea estetica non precisa. Abbiamo un contenitore di proposte elettroniche di artisti locali anche molto interessanti, nel quale di volta in volta possono trovare spazio sonorità anche molto diverse (dall’ambient alla drum’n’bass, dalla techno all’IDM).
  3. Tuttavia non è possibile attraverso una label tentare di rappresentare tutta la scena elettronica, pena il rischio di fare un pasticcio incomprensibile. Né tantomeno pubblicare tutto che equivale alla morte della di una label, intesa come progetto sonoro, visto che il senso di un’etichetta è legato al fatto di avere qualcosa da dire di riconoscibilei. Tracciare quindi una linea tra le tante possili di un determinato ambito (il nostro lo potremmo individuare in quella zona di confine tra ambient, IDM e elettronica sperimentale) e pubblicare materiale proveniente da tutto il mondo, abbandonando ogni connotazione geografica e superando ogni confine territoriale.
    Dunque ad un certo punto è nata l’esigenza di “tarare” lo strumento per renderlo più significativo ed efficace. Se inizialmente il nostro progetto di netlabel si proponova di diffondere attraverso la Rete le produzioni musicali di artisti del nostro territorio, in modo da dare ai lavori di autori secondo noi degni di nota, il giusto risalto, nella fase successiva (quella presente), abbiamo superato definitivamente ogni distinzione di carattere geografico e abbiamo adottato come unico criterio di scelta del materiale il tratto stilistico e il suo intrinseco valore. Attraverso l’esperienza di anni di ascolti selezioniamo il materiale, in modo da tracciare un percorso stilistico che porti alla definizione precisa di una connotazione estetica, un’impronta sonora in grado di individuare il suono Laverna.
    La releaase che fa un po’ da spartiacque è il primo volume della serie “Red Planet compilation” (uscito alla fine del 2004), che possiamo considerare, da un lato, come l’ultima release concepita per rappresentare e diffondere il meglio della “scena locale”, attraverso un accurato ed attento lavoro di selezione di materiale proveniente dal Triveneto, mentre dall’altro, come la prima release che vede la presenza dei primi ospiti internazionali (“Ika Sali”, e nel secondo volume un’artista inglese: “LUM”).
    E fu così che, l’anno successivo (il 2005), si consolida questa caratterizzazione e anche una sorta di svolta artistica: la linea estetica si definisce (il nostro suono è un suono da ascolto tra l’ambient e l’IDM con venature di sperimentazione e iniezioni di elementi acustici..) e i contatti con i musicisti internazionali diventano il tratto distintivo.
    Le release recenti propongono dunque interessanti lavori di musicisti provenienti dalla Germania, dagli Stati Uniti, dalla Russia. E con questi artisti si tenta di mantenere un feedback sempre vivace con scambio di opinioni, eventi dal vivo in cui si combinano le nostre esperienze musicali e iniziative comuni che riprendono le modalità e le pratiche di collaborazione “aperta” che da sempre rapprenta il tratto distintivo del nostro progetto originario.
    Il percorso ha raggiunto una tappa importante: siamo partiti dal locale, ma la Rete ci ha spinto nella dimensione globale, parliamo percorsi musicali con musicisti di Mosca nello stesso modo con cui lo facciamo con i nostri storici amici di Treviso o di Vicenza. Il fatto che siamo a Padova o a Venezia a Londra o a Mosca non fa differenza: le idee viaggiano veloci come gli scambi di informazioni nell’era digitale..
  4. La mia intuizione è stata semplicemente quella di avere creduto nel futuro della distribuzione e divulgazione del suono in Rete e di aver impostato il tutto fin dall’inzio come progetto “collettivo“, “aperto“, mai come la mia etichetta.
    Ma la vera svolta, quella sostanziale che ha prodotto il vero salto di qualità dell’intero progetto è comunque il consolidamento della dimensione collaborativa con l’arrivo della “componente veneziana” (Lorenzo Isacco, Mirco Salvadori, Massimo Caner, Enrico Coniglio). Amici, prima di tutto, ma poi anche grandissimi appassionati e profondi conoscitori di musica, con un’enorme affinità estetica e anche sulle linee giuda e di metodo di lavoro. Insomma una grande fortuna il fatto di esserci “trovati”, anche se  il “trovare” è sempre lì in fondo, da qualche parte, alla fine di una ricerca..
    Un’ulteriore conferma della decisione iniziale di dare al progetto una dimensione collaborativa ed “aperta”: proprio dalla collaborazioneinfatti il progetto ha ripreso linfa si è arricchito, consolidato ed ha comunciato a produrre le cose più significative e importanti. Si è rafforzato lo scambio e il rapporto con i musicisti, gli eventi dal vivo collegati alla nostra attività musicale hanno assunto una dimensione davvvero importante, sono nati recentemente come progetti collaterali una webTV e una webradio, che propongono 24 ore al giorno materiale selezionatissimo di ambient/IDM rigorosamente Creative Commons. Un esperimento che potrebbe aprire nuove possibilità future.
  5. Altre considerazioni sparse.
    La Rete si basa su “Community di interesse” che creano e seguono siti, blog, anoimano i social network. Per questo nella rete ho trovato il terreno adatto al progeto di una Label collaborativa e multidemnsionale. Era il terreno ideale per sviluppare lavori musicali, eventi, produzioni multimediali che collegassero quasi contemporaneamente più soggetti tra loro.
    Per le Netlabel la cosa è un po’ differente rispetto alle etichette indipendenti. Sembrerebbe che l’immaginario elettronico in Rete trovasse il proprio terreno naturale. La gran parte delle netlabel delle origini, ma anche di oggi, sono orientate tra le miriadi di filoni differenti dell’elettronica. E’ come se si fosse creato un cortocircuito tra la cameretta del ragazzo-musicista, luogo principe delle (auto)produzioni del musicista elettronico e il canale di diffusione delle stesse divenuto oggi la Rete (guarda caso sempre dalla stessa cameretta…). Ogni passaggio intermedio viene azzerato. Ci sono anche dei “contro” certo, ma io adoro questa dimensione orizzontale che scavalca il mercato e collega direttamente musicista e fruitore.. e anche se crea difficoltà contingenti al musicista, questa sorta di liberazione dell’arte, secondo me alla lunga porterà soprattutto benefici per i VERI musicisti.
    Non credete a chi dice che la musica morirà. Forse perderà spazio la produzione discografica e riprenderanno la centralità perduta le esibizioni dal vivo..
    Sarà anche perché io non ho mai pubblicato un disco vero e proprio, su supporto fisico, ma quando sento parlare di SIAE mi sembra di essere un ragazzino che si stupisce del racconto dei “vecchi”: “ma davvero un tempo esisteva un baraccone burocratico che serviva solo a mantenere i suoi dipendenti? Incredibile..”. Quelle che viviamo oggi con i primi effetti della Rete, è solo una piccola anticipazione di quello che sarà tra qualche anno. Non dimentichero’ mai l’espressione di un dj inglese con cui ho suonato qui in Italia qualche anno fa quando ha visto il nostro mudulo SIAE, quell’enorme pappardella incomprensibile e piena di quadratini che devono compilare i malcapitati DJ italiani dopo le proprie esibizioni.
    E Se solo fossi in grado di descrivere lo sguardo smarrito dei dipendenti dell’ufficio SIAE di Padova quando siamo andati a chiedere l’autorizzazione per un evento musicale interamente basato su musica Creative Commons: Open allo Stalker di Padova il 12 Marzo 2005 [→VAI ALL’ARTICOLO].
    Anche a livelli di progettazione e costruzione di eventi Live, c’è stata una svolta, a partire dal “futuribile pomeriggio di inizio estate interazioni immersive dentro l’immaginario elettronico” alla Mondadori di Venezia [→ VAI ALL’ARTICOLO]. Si è trattato di una magnifica concretizzazione di sogni concentrati tutti in un unico evento.. Io da vecchio organizzatore di eventi elettronici, l’ho vissuto come una sorta di punto di passaggio tra l’evento classico in cui l’ambient è relegata sempre a introduzione al suono elettronico ballabile (techno, house, drum’n’bass), all’evento dal vivo in cui il suono da ascolto ritrova la sua centralità e le persone arrivano per ascoltare e si fermano ad ascoltare. Un grande esperimento che ha immediatamente avuto un seguito emozionante: “Una futuribile notte d’inverno..” [→ VAI ALL’ARTICOLO].