mario marino: il suono dentro l'immaginario elettronico
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La musica elettronica come processo dinamico

filosofia_musicaleBreve excursus sulle caratteristiche strutturali del suono elettronico.

Partiamo dalla musica come forma espressiva e poi proviamo a spostarci gradualmente, per step, verso il suono elettronico così come lo intendiamo noi (vedi anche il suono dentro l’immaginario elettronico) e all’idea che sta alla base del progetto molven (vedi anche estetica della sintesi). Procediamo per punti:

teoria_musicale_schema

Nel tentativo di descrivere a parole il progetto molven, potremmo azzardare una distinzione tra il piano della costruzione dei suoni (Suono) e lo sviluppo temporale delle “composizioni” musicali (Struttura). L’intervento del Soggetto/compositore è un intervento su questi due piani (non necessariamente così rigidamente distinti in quanto il suono elettronico ha infinite possibilità di giocare su filtri e inviluppi e la sequenza può essere destrutturata e decomposta senza limiti), ma è un intervento che possiamo intendere, invece che come dialettico (termine che implica una qualche risoluzione o punto di arrivo: la sintesi, vedi sopra..) come processo (dinamico, appunto), come divenire che costituisce la relazione tra singoli elementi musicali, nel loro rapporto con la totalità della composizione o brano, dunque nello sviluppo nel tempo e in relazione all’idea o tema da si cui muove il lavoro, ma che mantiene sempre un ché di irrisolto, una tensione verso il non-ancora, elementi sospesi che accentuano la tensione. E in questo contesto il tema potrà essere anche molto diverso, come dicevamo: la rappresentazione di un paesaggio esistente o la costruzione virtuale di uno immaginario. La deterritorializzazione, nel senso di Deleuze, come de-strutturazione, avviene nello spazio musicale del suono più ancora che in quello della strutturazione temporale del brano musicale. E’ il progetto del suono che ha la possibilità di scardinare qualsiasi vincolo, aprendosi alla più ampia possibilità di sperimentare e uscire dai canoni estetici di riferimento, qualsiasi essi siano (le mode, il mercato, la pura imitazione, ecc..).

Il progetto molven mantiene volutamente degli elementi di territorializzazione e di risoluzione della tensione, a livello di trama compositiva o sequenza di note, per dare strutturazione al tema, per dare corpo al progetto (ogni progetto parte da un tema, da un’idea). In un certo senso potremmo dire che per de-strutturare, bisogna partire da qualcosa di strutturato, per de-comporre bisogna avere una base di elementi di riferimento che siano stati composti. La dimensione sperimentale coinvolge il suono in maniera piena (dimensione spaziale) e la struttura del brano in maniera, potremmo anche dire, dialettica, anche se in senso rovesciato (non tensione-risoluzione, bensì: risoluzione-tensione), sequenza di note o di un arpeggio che si sovrappone o si trasforma in un fluido magma indistinto di suoni “sospesi” trattati con filtri e inviluppi (dimensione temporale). Dall'(apparentemente) risolto sorge un processo che ne evidenzia il lato opposto, la contraddizione interna, la tensione latente.
Abbiamo dunque scelto la via più difficile: le sequenze di note partono da un qualcosa che ha a che fare con la canonica composizione musicale, con tutte le sue complesse articolazioni,  mentre i suoni sono progettati da zero sfruttando appieno la rivoluzione virtuale dei software che contraddistingue l’elettronica contemporanea, grazie ai quali possiamo spaziare, con assoluta libertà, dal suono analogico al digitale, dalla sintesi al campionamento, dalla chitarra classica al rumore.