mario marino: il suono dentro l'immaginario elettronico
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Il suono dentro l’immaginario elettronico

immaginario

C’è un pregiudizio nei confronti dell’elettronica nell’arte. Nella musica, ‘elettronica’ è un’attitudine, un orizzonte estetico e non semplicemente il fatto di usare un computer.

Trascurando gli aspetti storici dell’elettronica classica e dei suoi precursori, che dall’inizio del Novecento con le prime sperimentazioni rumoristiche, arriva fino agli anni ’70-80 con la nascita dei primi synth commerciali (dal futurismo italiano al concretismo francese, fino al purismo tedesco) faremo riferimento al termine elettronica per indicare principalmente quella scena contemporanea nato nella prima metà degli anni ’90 attorno ad etichette quali: Warp, Apollo, Mille Plateaux e sulla scia dell’esplosione del suono virtuale e della computer music.

L’immaginario elettronico è l’orizzonte estetico, la suggestione da cui parte il musicista per produrre quella che chiamiamo elettronica, che dunque è cosa ben diversa dal semplice fatto di usare macchine (elettroniche) per produrre suoni e sequenze. Oggi la quasi totalità della musica che esiste è elettronica, ma solo nel senso di “fatta col computer”, mentre le componenti elettroniche della musica sono, secondo noi, non quelle derivate semplicemente dalle macchine, bensì quelle scaturite da un orizzonte estetico, un immaginario, una suggestione propriamente ‘elettronica’. E’ quindi un’adesione empatica che nasce da un certo modo di sentire e usare i suoni, in accordo con i battiti del proprio cuore. Come diceva Alberto Marchisio nel suo saggio Drones: “Il mio cuore fa bleep!”.

In quello che abbiamo chiamato immaginario elettronico (il nostro immaginario elettronico) distinguiamo due piani. Da un lato abbiamo dunque un orizzonte estetico costituito da una serie di elementi tipici dell’elettronica: l’aspirazione verso l’alto e l’infinito, lo spazio e il cosmo; la fascinazione per le macchine e la loro suggestiva “freddezza”; la fantascienza e la dimensione “futuribile”; i paesaggi nordici e le atmosfere cupe e ripetitive. Mentre, dall’altro, abbiamo la dimensione più razionale, progettuale, ovvero quelle caratteristiche filosofiche del suono elettronico (che abbiamo analizzato in questo articolo: La musica elettronica come processo dinamico) il quale, con la sue componenti dinamiche, allontana la musica dalle strutture organizzate rigide della partitura e della forma canzone (strofa e ritornello), portandola a costruire un flusso, un continuum sonoro che utilizza variazioni di velocità, di intensità, di soglia..
Ebbene, questi due piani, e la loro intersezione, ci consente di individuare in concreto una lista di ingredienti di cui è fatto il (nostro) suono elettronico e di darne una interpretazione in accordo con la visione musicale su cui si basa il progetto molven: